Pettoranello del Molise, un pittoresco borgo incastonato nella provincia di Isernia, in Molise, vanta un ricco intreccio di storia che si estende dall’antichità fino all’epoca moderna.
Origini Antiche e Medievali
Le prime testimonianze documentarie di Pettoranello risalgono all’XI e XII secolo, durante la transizione dal dominio longobardo a quello normanno. Il villaggio era conosciuto come Castrum Pectorani, a indicare la presenza di un insediamento fortificato. Si ritiene che il nome “Pettoranello” derivi da “Pector”, probabilmente in riferimento a un antico proprietario terriero o a un accampamento militare romano nella zona. I ritrovamenti archeologici suggeriscono insediamenti umani nell’area già durante il periodo sannitico, a conferma delle sue antiche origini.
Epoca Feudale e Dinastie Nobiliari
Durante tutto il Medioevo e fino all’età moderna, Pettoranello fu governato da diverse famiglie nobiliari. Inizialmente sotto il controllo aragonese, divenne successivamente feudo della famiglia Gaetani dal 1500 al 1544. I successivi proprietari furono i Maiorani, Berardino di Somaya, i d’Avalos e i Caracciolo. Nel 1731 il feudo fu elevato a Principato di Pettoranello. Con l’abolizione del feudalesimo nel 1806, venne ricostituito come Comune di Pettorano. Il nome fu ufficialmente cambiato in Pettoranello di Molise nel 1863, e poi in Pettoranello del Molise nel 1937.
La Battaglia di Pettorano del 1860
Un evento significativo nella storia del villaggio è la Battaglia di Pettorano, avvenuta il 17 ottobre 1860, durante il processo di unificazione dell’Italia. Le truppe garibaldine, note come la Legione del Matese e guidate dal colonnello Francesco Nullo, si scontrarono con le forze borboniche e le milizie locali nei pressi di Pettoranello. Lo scontro si concluse con una sconfitta devastante per i Garibaldini, con solo 372 sopravvissuti su un totale stimato tra 1.000 e 2.000 soldati. La battaglia portò temporaneamente al ripristino del controllo borbonico sulla provincia di Isernia.
Patrimonio Architettonico e Culturale
• Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo: Costruita nei primi anni del XIX secolo, questa chiesa neoclassica presenta una pianta a croce greca, una cupola centrale e conserva opere di rilievo, tra cui affreschi di Raffaele Gioia.
• Castello di Riporse: Situato nel punto più alto del paese, questo palazzo baronale conserva elementi dell’antica fortezza medievale, tra cui due torri—una inglobata nelle mura e un’altra adibita a torre di guardia.
• Cappella di San Michele Arcangelo: Situata nella zona della Fonte Sant’Angelo, questa cappella rurale risale al periodo longobardo ed era parte di una rete di santuari dedicati a San Michele Arcangelo.
• Cappella di San Sebastiano: Dedicata al santo patrono del paese, questa cappella si trova accanto al vecchio cimitero, utilizzato durante l’epidemia di colera del 1862. L’area è stata successivamente trasformata nella “Villa Princeton”, in onore del legame tra il paese e Princeton, New Jersey.
La Fonte Sant’Angelo si trova nella località omonima di Pettoranello del Molise, in provincia di Isernia, Molise. È un luogo di interesse storico e religioso, noto soprattutto per la presenza della Cappella di San Michele Arcangelo, un piccolo edificio sacro situato lungo un sentiero escursionistico che attraversa diverse fonti e muretti a secco della zona.  
Origini e significato storico
Il culto di San Michele Arcangelo in questa regione risale all’epoca longobarda (fine VII – inizio VIII secolo). I Longobardi, dopo la loro conversione al cristianesimo, associarono l’Arcangelo Michele alle virtù guerriere del dio germanico Odino. Durante il regno di Cuniperto (688–700), dedicarono numerosi edifici religiosi a San Michele, spesso situati lungo le vie di transito, come tratturi e sentieri, che collegavano diverse località e conducevano al celebre Santuario di Monte Sant’Angelo sul Gargano.
La cappella di San Michele Arcangelo
La cappella rurale di San Michele Arcangelo, situata in località Fonte Sant’Angelo, presenta una struttura semplice con un impianto longitudinale ad aula diviso in due ambienti collegati da un arco a sesto ribassato. Le pareti interne erano decorate con tempere raffiguranti l’Arcangelo, che sono state rimosse per il restauro e attualmente sono conservate dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Molise presso il complesso monumentale di Santa Maria delle Monache a Isernia
